LISTA INTERVENTI LOCALITA' : Tangalla La Fao e il sostegno alla pesca
LISTA INTERVENTI LOCALITA' : Tangalla
La Fao e il sostegno alla pesca
La costa a sud di Sri Lanka, ben collegata a Colombo da una statale tra le meglio tenute dell’isola, è stata la prima ad avere uno sviluppo turistico, soprattutto nel tratto che va da Hikkaduwa a Tangalle. A Galle e Matara, i due centri più importanti della zona, sono sorti verso la fine del secolo scorso resort, alberghi, villaggi turistici di standard internazionale, in grado di immettere Sri Lanka tra le destinazioni commercializzate a livello mondiale per il turismo balneare, integrando un’offerta già esistente, assestata su standard accettati dai locali e dai turisti amanti dell’avventura. La costa, prima di questa crescita accompagnata da troppa edilizia spontanea, doveva essere splendida: anche oggi, percorrendo i tratti di strada che ancora separano un paese dal successivo, ci si trova immersi in un paesaggio piacevole, con il mare che arriva fin quasi alla strada da un lato e dall’altro la fitta vegetazione che circonda campi e prati, con le noci di cocco che svettano sul bordo della spiaggia e al limite della foresta. Lungo la costa, insenature, baie, spiagge di paesi di pescatori invase di barche, qualche riserva naturale, rifugi per tartarughe marine, tratti di barriera corallina ancora conservati, templi, tracce di una presenza umana che qui è stata costante per millenni, per arrivare a Galle al Forte olandese, censito dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Il Forte racchiude tra bastioni imponenti la città vecchia con le sue case coloniali, le botteghe d’antiquariato o di anticaglie, i collegi e le chiese, gli edifici restaurati e riabitati e quelli un po’ cadenti e slabbrati, che raccontano la sua storia passata, di quand’era il porto più importante dell’isola e il centro più dinamico di tutta la costa. Gli operatori turistici internazionali, i grandi investitori, sia locali che stranieri, hanno trovato in questo mix di risorse, fatto in gran parte di natura ma con quel pizzico di storia che rende più attraente una località, gli ingredienti necessari e sufficienti per immaginare per Sri Lanka un futuro non dissimile da altre destinazioni come Maldive o Mauritius. Il mare, prima di diventare motivo di viaggio per grandi quantità di persone, anche qui ha segnato per secoli il confine tra lo stile di vita di tante famiglie di pescatori senza grande fortuna, sulla costa, e di quelle che hanno vissuto di agricoltura povera, di un po’ di allevamento, di manovalanza, di mestieri legati alla foresta, come la raccolta di frutti e la costruzione di ceste e di corda tessuta intrecciando i fili di cocco, in villaggi lontani dal mare. Si tratta spesso di capanne e casette sparse tra gli alberi, senza un centro vero e proprio: sorgono nelle radure che separano campi e foresta oppure sulle rive dei numerosi corsi d’acqua che attraversano l’area collegando oceano e lagune interne. Lo tsunami qui ha colpito con grande violenza, per la conformazione del fondale che ha alzato l’onda ad altezze vertiginose e per la caratteristica della costa, che verso l’interno spesso si abbassa sotto il livello del mare, creando zone dove le piogge dei tropici creano paludi estese per chilometri. Scendendo da Colombo verso Galle, ancor prima di Beruwala, che pure dista ancora qualche decina di chilometri dal sud vero e proprio, la strada, che fino a quel punto ha lasciato intravedere l’oceano solo ogni tanto, arriva ad una svolta e dopo un passaggio a livello comincia ad affiancarsi alla ferrovia seguendo la linea di costa. La località si chiama Paiyagala, sulla sinistra si affaccia una chiesa, adesso ricostruita, allora aperta verso il lato del mare dal crollo di una navata: da qui in poi lo tsunami ha sconvolto ogni cosa, salvo alcune costruzioni particolarmente solide e quelle costruite sugli spuntoni di roccia più in alto della spiaggia. Prima di arrivare ad Hikkaduwa, vicino a Telwatta, si attraversa una zona, ancora oggi densa di ruderi e macerie, dove un intero treno venne spazzato dall’onda. I tre vagoni ritrovati, di un convoglio che ne aveva almeno dodici, fino a pochi mesi fa erano parcheggiati su un binario morto poco lontano dal luogo del disastro. Adesso, a memoria dei mille e più passeggeri che hanno finito il loro viaggio in una destinazione ben diversa da quella indicata dal biglietto, è stato costruito un monumento, e i vagoni sono stati spostati, in attesa di una qualche sistemazione finale, nell’angolo di una stazione non lontana, più nascosta alla vista. Poco dopo lungo la strada si incontra, incongruo, un grande Budda in piedi, recente dono del Governo giapponese, alto una decina di metri, che sembra col gesto della mano voler istruire l’oceano, per convincerlo ad accontentarsi per sempre della devastazione del 26 dicembre 2004. Poco dopo Galle, uno dei luoghi dove la Protezione Civile è arrivata per prima a portare soccorso ai turisti italiani e del resto del mondo isolati: Unawatuna, un altro centro di crescita turistica. Qui per mesi ha funzionato il Posto medico avanzato che ha prestato assistenza sanitaria alla popolazione locale, ai sopravvissuti e agli abitanti dei campi allestiti per i senza tetto, finché le strutture sanitarie di Matara e Galle non sono state in grado di riprendere a funzionare. In quest’area si è concentrata una parte importante del Programma di aiuti del Dipartimento, sia con progetti proposti da numerose Ong, sia attraverso la realizzazione diretta di tre scuole e un intervento significativo nell’ospedale di Matara.